Chi è stato almeno un giorno a Milano a inizio degli anni 2000, oltre al Duomo, il Cenacolo e i gabber fissi in piazza San Giorgio, avrà sicuramente visto che tutta la città, da Bonola, alla splendida cornice di piazzale Cuoco, era tappezzata di insulti di vario genere che omaggiavano tutti la stessa persona: Giorgia Surina.

Massì dai, quella bella gnocca di TRL, quando ancora lo facevano in piazza San Babila, e  tu e i tuoi amici vi mettevate a fare gli ultras megababbi sotto lo studio, con i cartelli disegnati coi pennarelli turbomaxi giotto sul fabriano F4.

Comunque, non perdiamoci in dettagli strappalacrime;Sono passati 16 anni circa, gli insulti non ci sono più, ma per noi nati negli anni '80, tuttociò rimane un pezzo di storia.

Cerchiamo di capire piuttosto perchè qualche zio insultava la buona vecchia Giò: a tal proposito nei reparti underground della metropoli ci sono 2 distinte correnti dottrinali che espongono la loro teoria.



1. La prima fonte proviene proprio da lei, la VEEJAY (termine che può utilizzare solo chi ce l'ha fatta), che ci racconta come i simpatici aforismi siano un gentile omaggio dei fan degli Oasis, dopo che Giò ha cercato di fare il salto di qualità spacciandosi per la nuova Lester Bangs e sperandola grossa: - stop crying your heart out- degli Oasis puzzava di scavallata ad - Again- di Lenny Kravitz.
Tutto ciò perchè Giorgia ha capito che fare solo la parte della giovane Vee Jay le sta stretto, vuole entrare nel mondo di quelli che ne capiscono di musica, risultato: una cifra di insulti.


2. La seconda fonte è sempre Giorgiona che racconta al quotidiano Libero, di esser stata vittima di uno che stava addosso una cifra, vabbè insomma questo zio, dato che non è riuscito nemmeno a beccare un limone si è preso male e ha iniziato a lasciare insulti ovunque, pure davanti al Milan Point di Piazza 24 maggio.


Oggi, a distanza di 16 anni quei capolavori di street art sono stati portati via, ma è giusto ricordare un pezzo importante della nostra gioventù, e ad incrementare la vena romantica di quella Milano che non c'è più contribuisce la mancata risoluzione di questo mistero senza colpevole.
Ma forse è meglio così, tra tanti anni, al baretto, le 2 correnti di pensiero contrapposte litigheranno tra loro, come succedeva 50 anni fa tra chi sosteneva Fausto Coppi e chi Gino Bartali.





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